{"id":609,"date":"2021-01-27T10:57:49","date_gmt":"2021-01-27T09:57:49","guid":{"rendered":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/?p=609"},"modified":"2021-01-27T10:59:30","modified_gmt":"2021-01-27T09:59:30","slug":"lantifascismo-siciliano-durante-il-ventennio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/?p=609","title":{"rendered":"L&#8217;antifascismo siciliano durante il ventennio"},"content":{"rendered":"<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b><a href=\"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/files\/2021\/01\/casa-savoia-I-retro-pronto-1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-612\" src=\"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/files\/2021\/01\/casa-savoia-I-retro-pronto-1.png\" alt=\"\" width=\"577\" height=\"433\" srcset=\"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/files\/2021\/01\/casa-savoia-I-retro-pronto-1.png 577w, https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/files\/2021\/01\/casa-savoia-I-retro-pronto-1-300x225.png 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 577px) 100vw, 577px\" \/><\/a>GIORNATA DELLA MEMORIA<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>27 GENNAIO 2021<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>L\u2019ANTIFASCISMO SICILIANO DURANTE IL VENTENNIO<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"> Pare strano, ma non \u00e8 ancora stata scritta una storia complessiva dell\u2019antifascismo siciliano. Vi sono ricostruzioni parziali e di parte, o di singoli eventi, che riguardano comunisti, socialisti, azionisti, anarchici, cattolici e persino massoni &#8211; ai margini delle quali fan capolino anche le sommosse popolari, pi\u00f9 o meno spontanee, gli scioperi, le manifestazioni di piazza \u2013 ma manca uno studio che le colleghi fra loro, dia organicit\u00e0 all\u2019avversione della maggioranza dei siciliani verso il fascismo e ne testimoni la continuit\u00e0 durante il Ventennio. Prover\u00f2 a fornire qualche elemento in proposito.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"> Se consideriamo le caratteristiche persistenti e originarie del fenomeno fascista (1. la costruzione di uno Stato forte e totalitario; 2. la composizione sociale, che \u00e8 quella di una piccola e media borghesia in crisi economica e identitaria; 3. L\u2019esercizio sistematico di ogni forma di violenza per conquistare il potere; 4. il \u201cmachiavellismo\u201d ideologico per mantenerlo), riusciamo a comprendere perch\u00e9 il fascismo non potesse avere una grande presa in Sicilia all\u2019inizio degli anni \u201820: 1. i siciliani erano sempre stati contro l\u2019accentramento amministrativo e contro lo Stato forte; 2. la piccola e media borghesia erano poco consistenti e concentrate solo nelle grandi citt\u00e0; 3. la violenza di classe era endemica specialmente nella Sicilia occidentale dove, a favore degli agrari, era gi\u00e0 propinata dai gruppi mafiosi; 4. infine, per quanto riguarda la metodologia politica del mezzo che prevale sul fine, essa era usuale tra i tanti notabilati e le clientele politiche preesistenti nell\u2019Isola.<\/span><\/p>\n<p class=\"p5\"><span class=\"s1\">Perci\u00f2 i fascisti dovettero procedere alla conquista della Sicilia dapprima con l\u2019annientamento fisico delle opposizioni sociali e politiche nelle zone che nell\u2019immediato dopoguerra avevano visto il prevalere delle componenti pi\u00f9 avanzate del movimento operaio e contadino, nel milazzese inizialmente, poi nel trapanese e nel siracusano, particolarmente nel circondario di Modica (l\u2019attuale provincia di Ragusa), e in alcune citt\u00e0 come Messina e Caltanissetta, cittadelle del sindacalismo rivoluzionario; in seguito, \u201ccomprando\u201d e annettendo i principali esponenti del partito liberale e della democrazia sociale (quattro di loro finirono ministri nel primo governo Mussolini), che erano allora i primi due partiti politici dell\u2019Isola.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>LA RESISTENZA ALLO STRAGISMO FASCISTA<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"> La tattica utilizzata dai fascisti per la conquista militare della Sicilia era la stessa sperimentata nelle regioni del Centro e Nord Italia. Si concentravano tutti insieme in un determinato luogo con pistole e bombe a mano, su camionette montate di mitragliatrici, e piombavano nel centro delle citt\u00e0 sparando e terrorizzando la popolazione. Qui distruggevano col fuoco le Camere del lavoro, le sedi delle organizzazioni operaie e contadine, i municipi nelle mani dei \u201crossi\u201d, costringendo con la forza alle dimissioni Sindaco e consiglieri. Uccidevano, ferivano, compivano attentati, sequestravano e bastonavano chi vi si opponeva. <\/span><\/p>\n<p class=\"p5\"><span class=\"s1\">La prima strage in cui sono coinvolti dei fascisti avvenne a Catania, in piazza Manganelli, il 28 luglio 1920, con 7 morti tra cui una guardia regia e una ventina di feriti; la seconda a Comiso il 7 novembre 1920, con 4 morti e 10 feriti; seguirono Ragusa il 9 aprile 1921, con 4 morti e 60 feriti; Caltanissetta il 26 aprile 1921, con 6 morti e numerosi feriti; Castelvetrano l\u20198 maggio 1921, in connubio con i mafiosi locali, che fece 7 morti di cui 2 fascisti, e 43 feriti ufficialmente accertati; Modica il 29 maggio 1921, con 6 morti e 4 feriti; San Piero Patti il 4 settembre 1921, con 2 morti e diversi feriti; Lentini il 10 luglio 1922 con 6 morti e 50 feriti; accompagnate dallo stillicidio di continue uccisioni di singoli militanti in numerose altre localit\u00e0, che non si fermarono neppure dopo la Marcia su Roma e s\u2019intensificarono anzi alla vigilia delle elezioni truccate del 6 aprile 1924.<\/span><\/p>\n<p class=\"p5\"><span class=\"s1\">I fascisti in Sicilia, che nel novembre 1920 ammontavano a poche decine, ancora nel maggio 1923 non superavano le 10.000 unit\u00e0, di cui ben 6.828 nelle sole province di Catania e Siracusa, dove venivano ampiamente finanziate e armate dagli agrari. Nella Sicilia occidentale, infatti, a fare il lavoro sporco trovavano la concorrenza della mafia rurale. Le prime gesta le compirono in provincia di Messina, nel milazzese dove il movimento contadino aveva acquistato particolarmente forza dopo le recenti occupazioni. Nonostante il terrore e i primi morti lasciati sul terreno, incontrarono per\u00f2 grande resistenza a Librizzi, dove squadre di contadini guidate da Nino Puglisi riuscirono a respingere, dall\u2019autunno 1921 all\u2019aprile 1923, i reiterati assalti dei fascisti di Patti, San Piero Patti e Raccuja, facendo loro ripetutamente assaggiare la legge del \u201csantu marruggiu\u201d; e a Caltanissetta. Quest\u2019ultima aveva assistito nei primi mesi del 1921 ad un crescendo di violenze squadristiche, con incendi, devastazioni e agguati ai singoli militanti. Il ferroviere sindacalista Raffaele Frugis, assieme al giovane comunista Pompeo Colajanni e all\u2019anarchico Michele Mangione, riusc\u00ec a costituire un fronte unico dal basso di squadre operaie, di studenti e di intellettuali che fronteggiarono validamente armati l\u2019offensiva fascista. Il 1\u00b0 maggio 1922 in un comizio in piazza, seguito da un imponente corteo proletario, potr\u00e0 rivendicare la liberazione almeno temporanea della citt\u00e0. Altri significativi episodi di resistenza vittoriosa alla violenza squadrista si ebbero a Misterbianco nel luglio 1921, a Catania il 1\u00b0 maggio e il 2 novembre 1922, e a Biancavilla, dove si assistette ad una insurrezione popolare nel dicembre 1922.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>GLI ARDITI DEL POPOLO<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"> Il primo movimento di resistenza armata al fascismo, in Sicilia come nel resto d\u2019Italia, fu quello degli \u201cArditi del popolo\u201d, gruppi di ex combattenti di sinistra, inquadrati militarmente, che apparvero in dieci localit\u00e0 siciliane a partire dal luglio 1921: a Palermo, Marsala e Caltanissetta, dove si scontrarono con l\u2019opposizione dei vertici del PCDI e la repressione delle forze di polizia, ed ebbero vita stentata, riuscendo tuttavia a incutere timore ai fascisti nei pochi scontri armati di cui furono protagonisti. Pi\u00f9 consistenti i reparti di \u201carditi\u201d di Catania, Terranova (l\u2019attuale Gela) e Messina, dove godettero dell\u2019appoggio unitario di socialisti, repubblicani, demolaburisti e soprattutto anarchici. In queste citt\u00e0 avvennero scontri cruenti che videro i fascisti, finalmente contrastati sul loro terreno e con la loro stessa tattica, \u201cscappare\u201d vergognosamente. Nel siracusano, dopo le stragi e lo stillicidio di uccisioni di sindacalisti, vennero costituite sezioni con pochi elementi a Modica, Vittoria, Lentini e Avola. Di tutte, la sezione di \u201carditi del popolo\u201d pi\u00f9 importante rimase quella di Catania, che giunse ad avere 400 componenti, e dur\u00f2, tra le pi\u00f9 longeve in Italia, fino all\u2019ottobre 1922,<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>quando il governo arrest\u00f2 i suoi principali esponenti inviandoli alle isole di confino o, nel caso dei pi\u00f9 irriducibili, nei manicomi criminali: \u00e8 il caso degli anarchici Giovanni Marinelli e Giovanni Taccetta.<\/span><\/p>\n<p class=\"p5\"><span class=\"s1\">Sempre gli anarchici, l\u00e0 dove non fu possibile costituire sezioni di \u201carditi del popolo\u201d, su proposta di Paolo Schicchi e del \u201cVespro anarchico\u201d di Palermo, il quindicinale che prima e pi\u00f9 di ogni altro organo di stampa denunci\u00f2 la marea montante del fascismo siciliano, organizzarono in diverse localit\u00e0 \u201ccomitati di difesa proletaria\u201d, alcuni dei quali dureranno fino al 1926. Tra i pi\u00f9 combattivi si segnalarono quelli di Agrigento, Naro, Canicatt\u00ec, Cefal\u00f9, Caltanissetta, Noto, Sciacca, Scicli e soprattutto Siracusa e localit\u00e0 limitrofe, dove dal 9 al 12 marzo 1925 venne organizzata con successo la resistenza popolare all\u2019invasione della citt\u00e0 da parte di migliaia di militi fascisti in procinto d\u2019imbarcarsi per la Libia. Un altro episodio, ampiamente divulgato all\u2019estero, ebbe per protagonista a Naro Gaetano Pontillo che il 20 e 21 luglio 1923 riusc\u00ec a sottrarsi all\u2019arresto freddando due assalitori e seminando decine di fascisti e poliziotti postisi alle sue calcagna. Molti di quei primi resistenti, a differenza di Pontillo, di Puglisi o di Taccetta, riusciranno, dopo un periodo passato in clandestinit\u00e0, ad espatriare e ad alimentare le colonie di fuoriusciti antifascisti all\u2019estero, specialmente a Tunisi e a Marsiglia, in contatto con quelli rimasti all\u2019interno grazie ad una estesa rete clandestina, supportata dai marittimi delle navi che assicuravano il collegamento con la Sicilia.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>IL \u201cSOLDINO\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p5\"><span class=\"s1\">Se gli \u201carditi del popolo\u201d e i \u201ccomitati di difesa proletaria\u201d rappresentano la prima resistenza armata al fascismo, il movimento del \u201csoldino\u201d costituisce la prima resistenza civile. Esso prende il nome da una moneta da 5 centesimi, recante l\u2019effigie del re Vittorio Emanuele, che i militanti appuntavano sul petto. Nato a Messina il 6 maggio 1923 dalla protesta di nuclei di ferrovieri e impiegati statali, licenziati dal primo governo Mussolini, che consideravano il re quale garante delle libert\u00e0 statutarie violate, raggiunse ben presto diverse altre localit\u00e0 siciliane (Catania, Siracusa, Barcellona, Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta, ecc.) e calabresi, dove vennero inscenate imponenti manifestazioni di popolo, con assalto a caserme della milizia e sedi del Fascio. Senza un vero coordinamento, il movimento sopravvisse lo spazio di una stagione, sopraffatto dalle autorit\u00e0 dello Stato fascista, e tuttavia dimostr\u00f2 platealmente la disapprovazione di masse consistenti di popolazione nei confronti del fascismo e dei suoi metodi, e costitu\u00ec l\u2019humus della protesta accesa, a partire dal giugno dell\u2019anno successivo, dall\u2019omicidio di Giacomo Matteotti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>LA PROTESTA MATTEOTTI<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p5\"><span class=\"s1\">La scomparsa e il rinvenimento del cadavere di Matteotti, il 10 giugno 1924, divent\u00f2 infatti in Sicilia il pretesto per nuove imponenti manifestazioni di piazza che si svolsero soprattutto a Catania, Palermo, Messina e Agrigento, tendenti a riunire in un fronte unico (disertato per\u00f2 dai comunisti e da una parte degli anarchici) tutte le opposizioni al fascismo. Al carattere politico, la protesta aggiunse infatti anche quello sindacale, con un\u2019ondata di scioperi proclamati specialmente ad Avola, Licata, Campofranco, Racalmuto, Piazza Armerina, ecc., che si prolungarono nel 1925 e che i fascisti, demoralizzati, non riuscirono a contenere. Gli ex combattenti di sinistra fondarono un\u2019associazione, \u201cItalia Libera\u201d, che oper\u00f2 come servizio d\u2019ordine nelle manifestazioni e si mostr\u00f2 disponibile alla lotta armata. Su questa disponibilit\u00e0 far\u00e0 perno Gaetano Marino, un ex combattente divenuto anarchico, per costituire, nelle campagne tra Salemi ed Alcamo, una nuova formazione armata che non ebbe il tempo di operare per l\u2019arresto preventivo dello stesso Marino ma anche per il clima improvvisamente mutato nel paese dopo che Mussolini, per salvare il governo, aveva intrapreso la strada della dittatura, sospendendo nel gennaio 1925 le libert\u00e0 di stampa e di associazione, incarcerando e processando, a partire dal novembre 1926, tutti gli oppositori politici, deputati inclusi.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>L\u2019OPPOSIZIONE AL REGIME<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"> Nei comuni dell\u2019Isola che ospitavano nuclei consistenti di fascisti regnava un clima di terrore, ampliato dalla connivenza delle autorit\u00e0, per le continue violenze e intimidazioni. Mentre l\u2019opposizione politica veniva messa a tacere con anni di carcere e di confino (emblematici i processi tenutisi presso il Tribunale Speciale fascista contro comunisti e anarchici tenutisi a Catania e a Messina tra il 1927 e il 1929), l\u2019opposizione popolare si manifestava in una miriade di atti di ribellione e disobbedienza isolati. Sono circa 50.000 gli individui che vennero rubricati dalla polizia in Sicilia come sovversivi (600.000 in tutta Italia) per episodi di insofferenza al regime che sono indice di una resistenza quotidiana diffusa alla propaganda martellante del regime.<\/span><\/p>\n<p class=\"p1\"><span class=\"s1\"><b>IL TENTATIVO SCHICCHI<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p5\"><span class=\"s1\">Paolo Schicchi, che per tutto il Ventennio rimarr\u00e0 il principale esponente dell\u2019anarchismo ma anche dell\u2019antifascismo militante isolano (come gli verr\u00e0 riconosciuto al confino politico di Ponza e di Ventotene) era stato costretto da Mussolini in persona ad interrompere le pubblicazioni del \u201cVespro anarchico\u201d nell\u2019ottobre 1923, mentre i redattori e collaboratori del giornale davano vita a diversi numeri unici clandestini in varie localit\u00e0 dell\u2019Isola (Agrigento, Noto, Gela, Lentini, Siracusa e Catania, dove il vittoriese Giovanni Consalvo \u2013 presto riparato a Patern\u00f2 \u2013 pubblica \u201cIl Piccone\u201d) -, continua a scrivere per le testate anarchiche nordamericane che introduce clandestinamente nell\u2019Isola. Il 30 aprile e il 1\u00b0 maggio 1924 subir\u00e0 pertanto due processi che faranno giurisprudenza, grazie ad un\u2019abile autodifesa e all\u2019assistenza di luminari del foro, quali Francesco Saverio Merlino, Rocco Gullo, Francesco Alessi e Orazio Campo, perch\u00e9 stabiliva l\u2019incolpabilit\u00e0 di chi pubblicava all\u2019estero notizie contrarie al regime.<\/span><\/p>\n<p class=\"p3\"><span class=\"s1\"> Schicchi riuscir\u00e0 ad eludere la sorveglianza della polizia il 6 ottobre 1924 e a riparare all\u2019estero, dove fonder\u00e0 nuovi giornali, inviati clandestinamente sull\u2019Isola, insieme ad appelli ai Siciliani alla lotta contro il fascismo, rinverdendo le tradizioni del Vespro e del Risorgimento al grido fatidico: MORA! MORA!<\/span><\/p>\n<p class=\"p5\"><span class=\"s1\">Il 20 agosto 1930 tentava il rientro in Sicilia, nascondendosi clandestinamente nel piroscafo \u201cArgentina\u201d insieme a due compagni: scoperto, verr\u00e0 deferito al Tribunale per la Salvezza dello Stato, e condannato prima al carcere di Turi di Bari e poi al confino nelle isole di Ponza e Ventotene. Nell\u2019esilio aveva intessuto un\u2019ampia rete di contatti con i compagni rimasti sull\u2019Isola, che l\u2019avevano convinto della possibilit\u00e0 di suscitare con l\u2019esempio un moto di ribellione, da iniziarsi nelle province di Palermo e di Trapani. Contemporaneamente al suo arresto, il governo provvide a quello di molti componenti dei gruppi rivoluzionari che attendevano il suo arrivo per passare all\u2019azione.<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\"><span class=\"s1\"><b>IL FRONTE UNICO ANTIFASCISTA ITALIANO<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p7\"><span class=\"s1\">Quanto Schicchi aveva preconizzato nel 1930, cio\u00e8 la creazione di una vasta rete pre-insurrezionale di forze antifasciste per tutta l\u2019Isola, and\u00f2 maturando due anni dopo, grazie all\u2019arrivo di emissari del Partito comunista \u2013 le cui poche cellule, rimaste slegate fra loro, operavano da tempo nella pi\u00f9 stretta clandestinit\u00e0 \u2013. Questi emissari (Bonomo Tominez, Pompeo Colajanni, Pasquale Burzill\u00e0), riuscirono a rianimare i militanti specialmente delle province di Messina, di Caltanissetta e di Catania, a collegarli fra loro e a spronarli ad effettuare attivit\u00e0 sindacali ed azioni di propaganda. Contemporaneamente, nelle stesse localit\u00e0 e fra continue persecuzioni poliziesche che ne assottigliavano periodicamente le fila, socialisti come Agatino Bonfiglio, azionisti come Attilio Palmisciano e massoni come Giuseppe Caporlingua cominciarono ad operare nello stesso senso superando le reciproche diffidenze e gli steccati ideologici.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\"><span class=\"s1\">Il salto di qualit\u00e0 venne per\u00f2 effettuato nell\u2019autunno del 1933 con la Creazione del FUAI (Fronte Unico Antifascista Italiano), il \u201c<i>i<\/i><b><i>l primo tentativo, in sede nazionale, di riannodare le file antifasciste<\/i><\/b>\u201d come scriver\u00e0 nelle sue memorie il comunista separatista Franco Grasso, uno dei suoi iniziatori.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\"><span class=\"s1\">Il movimento nacque dalla saldatura tra le nuove leve, una generazione di militanti antifascisti aliena da dispute ideologiche, ed alcuni maturi organizzatori delle lotte sociali del passato. L\u2019iniziativa venne presa, quasi contemporaneamente a Palermo da Ettore Gervasi, Franco Grasso ed altri, per lo pi\u00f9 studenti, e a Vittoria, dal lato opposto dell\u2019Isola, da Vincenzo Terranova, e port\u00f2 in breve tempo alla creazione di decine di gruppi il cui sviluppo non fu interrotto neppure dall\u2019arresto dei 24 principali promotori, avvenuto a seguito della soffiata di una spia il 12 febbraio 1935. Esso disponeva di una stamperia clandestina e di un organo di propaganda \u201cL\u2019Italia antifascista\u201d, stampato a Vittoria, e si proponeva tra l\u2019altro \u201c<i>di affidare a studenti o laureati in chimica il compito di preparare esplosivi occorrenti per eventuali attentati; \u2026 di suscitare scandali, propagandando notizie tendenziose specialmente nel ceto operaio; \u2026 di non limitarsi a discussioni teoriche, ma entrare nel campo d\u2019azione e fare qualcosa di forte per scuotere l\u2019opinione pubblica<\/i>\u201d. Se a Palermo, dopo la retata del \u201935, si stenter\u00e0 a ricostituire il \u201cFUAI\u201d (un \u201cComitato di liberazione\u201d, legato ad altri proliferati nel frattempo sull\u2019Isola, sorse solo nel 1941), altrove invece (a Catania, nel trapanese, nel nisseno e nel ragusano), l\u2019organizzazione rimase pressoch\u00e9 integra, e foment\u00f2 gli scioperi contro il carovita che cominciarono ad apparire, sempre pi\u00f9 frequenti, dal 1936, specialmente tra i lavoratori delle miniere e dei trasporti, e i disoccupati (una imponente manifestazione con decine di arresti si ebbe a Palermo nel gennaio 1937); organizz\u00f2 espatri e rimpatri clandestini (ad esempio di combattenti per la rivoluzione spagnola); la diffusione massiccia di stampati provenienti dall\u2019estero e, soprattutto, la raccolta di armi che dette modo in alcune localit\u00e0 (a Sommatino con Calogero Diana, a Sciacca e paesi limitrofi con Accursio Miraglia), di organizzare bande armate partigiane, anche piuttosto numerose, che operarono una serie di sabotaggi senza poter passare, alla vigilia dello sbarco degli alleati, a vere e proprie azioni di guerra.<\/span><\/p>\n<p class=\"p6\"><span class=\"s1\"><b>GIUSTIZIA E LIBERT\u00c0<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p7\"><span class=\"s1\">Di questa rete capillare, che includeva un po\u2019 tutti, dai socialisti agli anarchici, dai comunisti ai massoni, si erano distaccate le formazioni di \u201cGiustizia e Libert\u00e0\u201d che cominciarono ad operare nel messinese, sotto la guida di Nino Pino Ballotta, reduce da Parigi, e nel catanese, sotto quella di Antonio Canepa, fin dal 1937, con azioni armate ripetute, e con un\u2019organizzazione ermetica difficilissima da smantellare. Nel 1940, allo scoppio della guerra, Canepa ed una parte dei suoi diventano agenti del SIS, il Servizio segreto militare inglese, con la collaborazione del quale passeranno dai sabotaggi alle linee telefoniche ad alcuni attentati eclatanti: a fine 1941 ad un treno carico di munizioni, nei pressi della stazione di Ramondetta vicino Messina; il 10 giugno 1943 all\u2019aeroporto militare di Gerbini e il 7 luglio successivo al treno armato di cannoni di stanza nella stazione di Catania. Sono le prime vere azioni di un movimento partigiano al quale migliaia di siciliani, e lo stesso Canepa, daranno un apporto consistente in Sicilia (con la sollevazione di interi paesi:<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0 <\/span>Trecastagni, Barrafranca, Pedara e Mascalucia, Adrano ecc.) e nel continente nei mesi seguenti.<\/span><\/p>\n<p class=\"p7\"><span class=\"s1\">Ma oltre che nelle azioni armate, Canepa si distinse anche in quelle propagandistiche. In tutti i licei di Catania e all\u2019Universit\u00e0 per anni circolarono copiosamente i suoi dattiloscritti, che firmava con lo pseudonimo di Mario Turri, come questo del 1942 intitolato <b><i>Vent\u2019anni di malgoverno fascista<\/i><\/b>, con cui concludo questo intervento:<\/span><\/p>\n<p class=\"p8\"><span class=\"s3\">\u201c<\/span><span class=\"s1\"><b>Prima ancora di arrivare al governo i fascisti incominciarono a vessare il popolo siciliano con incendi, devastazioni, batoste e assassini. Distrussero le leghe contadine, le cooperative operaie, le Camere del Lavoro, le Case del Popolo, i circoli democratici, repubblicani e socialisti. Occorre che dica che ci sono voluti quindici anni prima che Mussolini si accorgesse che in Sicilia ci sono Comuni senz\u2019acqua, senza fogne, senza luce e senza strade? Non dico con quali criteri assurdi e pulcinelleschi \u00e8 stata condotta la cosiddetta redenzione del latifondo. Sperava forse in questo modo di legare a s\u00e9 le classi lavoratrici. Ma i nostri contadini e i nostri pastori, signor Mussolini, non sono degli imbecilli! Hanno le scarpe grosse, ma il cervello fino! Dopo essersi visti strappare con gli ammassi il frumento e l\u2019olio, la lana e perfino il bestiame, hanno ben capito che anche la bonifica del latifondo \u00e8 un trucco. Uno dei soliti imbrogli del governo per riempire le tasche dei suoi lacch\u00e8! Ed ora ci hanno trascinato in guerra. Perch\u00e9? Perch\u00e9 a Mussolini piace cos\u00ec! In Africa, in Grecia, in Russia, gi\u00e0 80.000 siciliani, tra morti e feriti, hanno versato il loro sangue per l\u2019ambizione di quest\u2019uomo. Mussolini ha mandato i tedeschi nell\u2019isola; hanno occupato d\u2019autorit\u00e0 i migliori alberghi, i pi\u00f9 bei palazzi, le pi\u00f9 comode ville; si sono installati dovunque da padroni; comprano ogni cosa con il nostro danaro; mangiano a due ganascie tutto ci\u00f2 che \u00e8 nostro; si ubriacano, violentano, quando possono, le nostre donne. Mussolini, te ne sei finalmente accorto che la Sicilia non \u00e8 affatto fascista sino al midollo? Che la Sicilia accoglierebbe a braccia aperte e bandiere spiegate gli inglesi, gli americani e chiunque altro volesse aiutarci a riconquistare la nostra libert\u00e0, la nostra indipendenza? Tutto dovrete restituirci, tutto, fino all\u2019ultima pecora, fino all\u2019ultimo chicco di grano, fino all\u2019ultimo soldo, tutto quel che ci avete rubato e truffato \u2026\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"p9\"><span class=\"s1\">Natale Musarra<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>GIORNATA DELLA MEMORIA 27 GENNAIO 2021 L\u2019ANTIFASCISMO SICILIANO DURANTE IL VENTENNIO Pare strano, ma non \u00e8 ancora stata scritta una storia complessiva dell\u2019antifascismo siciliano. Vi sono ricostruzioni parziali e di parte, o di singoli eventi, che riguardano comunisti, socialisti, azionisti, &hellip; <a href=\"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/?p=609\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2418,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-609","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-general"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/609","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2418"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=609"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/609\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":614,"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/609\/revisions\/614"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=609"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=609"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/fasiciliana.noblogs.org\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=609"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}