
La frana di Niscemi esiste da tempo immemorabile e tuttavia non è mai stato effettuato un intervento strutturale, risolutivo, per contenerla e salvaguardare la città. Questa è stata abbandonata agli interessi delle lobby locali, di clientele politiche e criminali, e dei guerrafondai filoamericani, i quali, fin dall’inizio della loro presenza a Niscemi, hanno tentato di impadronirsi del territorio col rendere lo stesso inospitale e insalubre, incoltivabili i terreni, inaccessibili le risorse naturali, carenti quelle idriche, improbabile lo sviluppo turistico.
La procura di Gela si è distinta nel perseguitare gli attivisti No MUOS, inventandosi persino reati d’opinione inesistenti (come quello d’istigazione, che ha colpito tre compagni, tra cui un aderente alla nostra Federazione) anziché concentrarsi sulle magagne amministrative e ambientali che hanno consentito questo disastro, sullo sperpero dei fondi, sull’ignavia del Comune, sulle inadempienze della Regione e dello Stato, sulle collusioni della malavita locale con le autorità politiche e militari. Anch’essa è responsabile di quanto è avvenuto per quella stessa cieca benevolenza che ha consentito agli americani del MUOS di installarsi in una riserva naturale, procurandovi ingenti danni ambientali, con cui ha tollerato i continui incendi della sughereta, fino quello gigantesco della scorsa estate, con cui ha nascosto e minimizzato l’emergenza sanitaria provocata dalle radiazioni delle antenne della base, che le hanno fatto infine accantonare e affossare le continue denunce degli attivisti sulle malversazioni dei militari e sul malgoverno del territorio.
Niscemi è la punta avanzata di un processo di costante militarizzazione della Sicilia, di annientamento del suo patrimonio naturalistico e culturale, di desertificazione, spopolamento ed emigrazione giovanile, ora anche di totale incapacità ad affrontare l’accelerazione della crisi climatica.
Dove trasferire la popolazione? Come ricostruire le abitazioni perdute? Quali fondi impiegare?
Noi pensiamo che innanzitutto debba tornare a operare la solidarietà tra i cittadini di Niscemi e dei siciliani delle città e province limitrofe: ospitalità in primo luogo, seppur temporanea. Pensiamo poi che vadano: 1. attivate forme di pressione popolare e di controllo diretto dei cittadini interessati sui lavori e sui fondi per la ricostruzione; 2. stornati gli ingenti finanziamenti ai militari americani e ai loro supporter locali, a Niscemi ma anche a Birgi, a Sigonella e in tutta la Sicilia, 3. In modo da consentire alle famiglie sfollate di reperire nell’immediato, acquistandoli o affittandoli, alloggi dignitosi dove poter vivere e crescere i loro figli; 4.bloccati i lavori per il consolidamento del costone dov’è situato il MUOS e loro dirottamento in città, sul costone della frana principale; 5. investiti i fondi immobilizzati per il Ponte sullo Stretto, a partire dalla quota regionale, per realizzare ulteriori opere di contenimento e di messa in sicurezza della parte salvabile di Niscemi; 6. effettuati a tal fine progetti adeguati e lavori cantierabili in tempi brevi, con controllo popolare diretto e impiego di maestranze locali.
Nessun euro vada sprecato per sovvenzionare progetti criminali, militari e speculativi.
Allo stesso modo riteniamo che si debba agire in tutti i territori dove si è abbattuta la forza del ciclone Harry: controllo diretto e popolare sulla ricostruzione, rivitalizzazione dal basso del tessuto economico e sociale, dirottamento delle spese militari e dei fondi per il ponte sullo Stretto per realizzare opere di consolidamento. Solo così si preverranno futuri disastri ambientali e si eviteranno nuove immancabili passerelle di politici e loro amici in affari.
4 febbraio 2026 Federazione Anarchica Siciliana